Batistuta, il Re Leone in nerazzurro
Nome: Gabriel Omar Batistuta
Soprannomi: Batigol e Re Leone
Data di nascita: 1 febbraio 1969
Luogo di nascita: Avellaneda (Argentina)
Trofei vinti:
- 3 campionati nazionali (Argentina, Italia, Qatar)
- 1 Coppa Italia
- 2 Supercoppa italiana
- 2 Coppa America
- 1 Confederation Cup
Livello bidone: FINE CORSA
Gabriel Omar Batistuta non potrà mai essere definito un “bidone”.
Quest’appellativo è adatto a personaggi del calibro di Vampeta, Caio, Rambert.
Di certo non può essere affiancato al nome dell’attaccante argentino, centravanti di straordinaria potenza, tecnica e forza e dotato di eccezionale carisma.
L’idolo di Firenze, a livello di palmarès, non ha raccolto ciò che la sua caratura tecnica potrebbe far pensare.
Non che non abbia vinto.
Uno scudetto italiano lontano dal nord non è cosa comune a molti e quello conquistato nel 2001 all’ombra del Colosseo con la maglia giallorossa porta la sua pesante firma.
I suoi 20 gol nella prima stagione romanista furono fondamentali per il raggiungimento di un successo storico.
Alla carenza di successi a livello di club – soprattutto in ambito internazionale – Batistuta ha sopperito con le numerose soddisfazioni personali a livello di prestazioni individuali, gol e vittorie prestigiose in campi impossibili.
È negli occhi di tutti l’esultanza che seguì la rete segnata al Camp Nou con la maglia della Fiorentina.
Batigol, dopo aver scagliato un sassata da fuori area, zittì l’immenso stadio catalano ma senza essere offensivo, provocatorio. Il suo gesto ero un mix tra orgoglio e stupore, sembrava quasi chiedere a se stesso e al pubblico spagnolo: “Avete visto che ho fatto?”.
E ancora la fantastica e storica rete che affossò l’Arsenal, regalando la prima vittoria italiana nello storico stadio di Wembley.
Immagini che hanno fatto la storia.
Dopo questa lunga introduzione sembra un’eresia scrivere e descrivere un campione di tale livello in questa rubrica dedicata ai flop nerazzurri.
Ma forse Gabriel Omar Batistuta è quello che nella maniera più letterale incarna la “stella cadente“ visto il momento in cui è approdato in nerazzurro.
C’è da precisare che l’esperienza interista rappresenta solo il 5% della carriera del Re Leone considerando i soli 6 mesi scarsi trascorsi sotto la guida di del suo connazionale Hector Cuper.
La stagione 2002/2003 è l’ultima disputata da Batistuta in Italia.
Il centravanti argentino, al terzo anno in giallorosso, trascorse la prima parte della stagione sulla falsariga di quella precedente.
Gli anni iniziavano a pesare e Batigol, dopo l’esordio col botto e la vittoria immediata del titolo, alla seconda stagione in giallorosso scese, per la prima volta dal suo arrivo in Italia, sotto la soglia dei 10 gol in campionato.
Prima di arrivare a Milano Batistuta trascorse gli ultimi sei mesi alla Roma, consapevole del fatto che la sua storia nella squadra capitolina volgeva alla conclusione.
Il feeling coi tifosi e, non meno, quello con Fabio Capello si era esaurito.
Prima di salutare la squadra, che due anni prima riuscì a strapparlo alla Fiorentina per la modica cifra di 70 miliardi di lire, Batistuta regalò ai tifosi dell’Olimpico 4 perle.
Delle sue ultime realizzazioni con la maglia della Roma una fu quella su punizione ai danni della Juventus, un’altra fu la rete nel derby contro la Lazio e ci fu anche la firma contro quella che sarebbe stata la sua futura squadra, l’Inter.
A Gabriel i gol banali non sono mai piaciuti.
Segnò infatti una rete di rara bellezza, mandando la palla in rete e colpendola al volo con l’esterno destro del piede.La partita si concluse sul punteggio di 2-2 e fu sbloccata da Morfeo. Montella e Batistuta ribaltarono il risultato ma Okan Buruk riportò il punteggio in parità.
Dopo qualche mese l’operazione, che sino a qualche tempo prima nessuno avrebbe immaginato, si fece.
Batistuta passò all’Inter nel mercato del gennaio 2003.
I nerazzurri si mossero in questamaniera per via dell’infortunio di un altro attaccante argentino, Hernan Crespo, arrivato in estate per sostituire Ronaldo e ora fuori gioco per via di un serio infortunio.
Quindi dentro Batistuta. Il neo nerazzurro avrebbe potuto giocare solo in campionato, viste le sei presenza in Champions con la Roma, e avrebbe affiancato Recoba e lo straordinario Vieri stagionale, gli unici superstiti dell’attacco interista.
Purtroppo la parabola discendente che ebbe inizio nel suo secondo anno romanista continuò il suo andamento naturale e colui che, in nove anni con la maglia della Fiorentina riuscì ad andare sempre in doppia cifra (superando tra l’altro le 20 marcature in 4 stagioni su 9), entrò nel tabellino dei marcatori solo in due occasioni.
La prima rete in nerazzurro la mise a segno contro il Piacenza.
Batigol si trovò quasi per caso sulla traiettoria del tiro di Dalmat e la sua deviazione spiazzò il futuro terzo portiere nerazzurro Orlandoni.
La sfida si concluse 3-1 per gli uomini di Hector Cuper.
La seconda e ultima rete italiana, Batistuta la realizzò sempre al San Siro, sempre aprendo le marcature e come accaduto nel match contro il Piacenza, anche contro il Como il suo gol fu il preludio ad una larga vittoria, questa volta l’Inter si impose con un sonoro 4-0.
I sei mesi nerazzurri scivolarono via velocemente e a fine stagione l’ex idolo della curva Fiesole decise di concedersi un finale di carriera soft e ben retribuito.
Anche grazie ad un contratto biennale da 8 milioni di dollari l’Al-Arabi riuscì a portare nel campionato qatariota il campione argentino che diventò così compagno di squadra di altri personaggi nel bel mezzo della loro parabola discendente come Stefan Effenberg e, soprattutto, Taribo West.
La prima stagione sottolinea la superiorità del centravanti argentino: Batistuta siglò 25 reti in 18 presenze, aggiudicandosi la Scarpa d’oro asiatica.
La stagione seguente fu decisamente meno fortunata e dopo tre presenze un infortunio al ginocchio lo mise fuorigioco, portandolo a maturare la decisione del ritiro dal calcio giocato, avvenuto proprio nel 2005.
L’esperienza nerazzurra di Gabriel Omar Batistuta è stata fugace e poco significativa dal punto di vista tecnico.
Il vero Batistuta era un altro.
Era quello che diventò un idolo a Firenze, rimanendo 9 stagioni nel capoluogo toscano.
I tifosi viola l’hanno visto diventare maturo, l’hanno visto retrocedere per poi risorgere sempre con la stessa maglia viola.
L’hanno visto diventare capitano. L’hanno visto segnare per undici giornate consecutivamente. L’hanno visto zittire il Camp Nou ed espugnare Wembley.
L’hanno visto esultare in tutti i modi: reggendo una bandierina, “mitragliando“ verso la curva, gridando il proprio amore alla moglie Irina.
Poi l’hanno visto andare via ma difficilmente un uomo come lui verrà ricordato in maniera negativa dai sostenitori della Fiorentina.
In seguito l’avventura nella capitale, suggestiva e gratificante.
Il Re Leone vinse e convinse subito ma altrettanto velocemente vide calare la considerazione nei suoi confronti.
Quindi l’arrivo all’Inter.
Tutto sommato aver avuto un campione di questo calibro e con la sua storia alle spalle – nonostante l’età ormai avanzata, nonostante i soli due gol messi a segno – è stato, senza ombra di dubbio, un onore per tutto il popolo nerazzurro.
Gabriel Omar Batistuta, una stella cadente ancora splendente.
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