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EDITORIALE – SOLO SE STRETTAMENTE NECESSARIO

Scuole chiuse, 600 tonnellate di sale sparse per le strade, chiusura dei principali sbocchi autostradali, paralizzazione del movimento ferroviario, inefficienza di quello dei trasporti pubblici, invito alla popolazione a coadiuvare l’azione della protezione civile con tanto di pala per la neve al seguito: nonostante fossero queste le premesse alle primi luci dell’alba di ieri, Roma-Inter si è giocata, perchè il calcio è forse più forte di tutto, perchè forse 50 cm di neve non sono poi così una tragedia. L’invito, formulato circa alle ore 14.00 di sabato pomeriggio, era quello di muoversi solo se strettamente necessario: forse, ancora una volta il campo delle ipotesti regna sovrano, c’è da trarre una lezione morale dal pomeriggio romano: a giocare si è giocato, per muoversi è rimasta l’indispensabilità. Chissà al giorno d’oggi il calcio cosa non è diventato.

Travolti, umiliati, ridicolizzati: l’altra lezione del giorno la dà la Roma, che in un gelido turno di campionato regala spettacolo ed emozioni. Doveroso partire con la corretta analisi della partita, doveroso, quindi, fare i complimenti a Luis Enrique e ad i suoi uomini, autori di una partita che se non ci vedesse così drasticamente bistrattati, avremmo definito forse come spettacolare ed emozionante. Scelte obbligate per il nostro aggiustatore, che a giudicare dall’infermeria deve essere dotato di uno staff medico il quale un domani difficilmente potrà fregiarsi di analogo titolo: se in una cosa si poteva sbagliare, a formazione praticamente obbligata, era nella sola gestione della partita, resa peraltro ininfluente dalla mancanza di alternative e dalla presenza di tre difensori nella distinta di gara. Ranieri invece riesce anche in questo, sbagliando la dove si poteva sbagliare, colpendo nell’unico punto dove poteva colpire, consegnandoci nelle mani di una squadra che, al varco, aspettava solo il segnale di resa: il cambio di Pazzini ha una logica, logica che però sarebbe potuta essere prevista, preferendo Poli dal primo minuto a dispetto di un Obi, duole dirlo, ancora una volta inconsistente. Il togliere un attaccante comporta quella componente psicologica che demolisce l’Inter prima ancora che favorire l’avversario, il resto è storia nota.

Tutto strettamente necessario? Chissà, di certo Roma-Inter ha rappresentato lo sfidarsi di due filosofie, due modi di fare completamente differenti che hanno portato a conclusioni, ancora da concludere, completamente differenti. Dietro la squadra capitolina vi è la bellezza di un progetto, la potenza della capacità d’investimento, la sfrontatezza del provare, dell’osare, dell’incerto. Si vince e si perde allo stesso modo, con le stesse idee, con la stessa, appunto, filosofia. Tutto necessario, tutto finalizzato ad un unico e uno soltanto progetto, parola questa che sembra oramai aver abbandonato gli uffici di palazzo Saras. Inconcepibile che una politica societaria sia basata sul rimpiazzo, lo spendere poco senza avere una struttura giovanile, per quanto fortunatamente competente, non adeguata, e il quasi necessario bisogno di cedere un pezzo pregiato ad ogni sacrosanta finestra di mercato: inconcepibile, insomma, che una politica societaria non esista. Ammesso e non concesso che vendere e poi guardarsi attorno possa essere interpretata come nuova frontiera di progettazione a lungo termine, anche se, del resto, di questi tempi, pare che lo schema principale sia quello del “qualcosa poi davanti succede”, cosa potrà quindi essere mai un “prima vendo e poi penso a cosa comprare”. Ovviamente, solo lo strettamente necessario.

Probabilmente qualche errore è stato commesso, probabilmente il credere che le sette vittorie consecutive fossero frutto di una quadratura al cerchio e non anche di una buona dose di fatalità è stato un remake di un film più grande e già girato e poco apprezzato in epoca post-mourinhana. E verrebbe da recriminare, perchè lo spettacolo che ci si presenta davanti, è davvero meritevole della prima fila. Non possono davvero non far sorridere recriminazioni di tipo arbitrale, dopo aver goduto della stessa moneta non più di qualche settimana fa, non può davvero passare inosservato il voler figurare come penalizzati dopo un intero campionato di protagonismo dall’altra parte della barricata, e non può che non lasciare l’amaro in bocca la constatazione che, forse, piangere paga davvero qualcosa. Parole a vuoto, parole spese male, parole a volte non corrispondenti al vero: qualcuno ce ne ha fatto dono, vediamo di usare questo magnifico strumento con accortezza. Ne va della vostra immagine: parlate, lamentatevi, recriminate, certo: un unico favore,solo se strettamente necessario.

 

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Scritto da il feb 6 2012. Registrato sotto Editoriale, News, Rubriche.

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