Il colabrodo
Sono 29. No, non si tratta degli Scudetti reclamati dai soliti noti: sono i gol subiti in campionato dall’Inter, in 22 giornate. Un’enormità, un dato che diviene ancor più agghiacciante se si pensa che solo sei squadre hanno fatto peggio dei nerazzurri, e tre di queste, se il campionato finisse oggi, sarebbero retrocesse.
Pesano, eccome, le otto reti subite nelle ultime due gare; ma sembra più che altro un problema strutturale. Perché è dall’anno passato che l’Inter, anche quando non subisce gol, comunque rischia, concedendo agli avversari occasioni a ripetizione. Sembrava che l’arrivo di Ranieri avesse invertito la tendenza, ma purtroppo non è stato così.
L’aveva detto persino Gasperini: la difficoltà sta nel trovare l’equilibrio. Con questi giocatori, se si prova ad accompagnare l’azione non si riesce a proteggere la retroguardia, con schieramenti più accorti si rinuncia a pungere in avanti. La coperta appare davvero troppo corta.
Sarebbe inutile dare la colpa soltanto ai difensori. Una simile giustificazione può essere adatta per alcuni episodi, errori individuali come quelli di Ranocchia o Maicon. Ma c’è di più: anche con il 4-4-2 tanto amato da Ranieri, le fasce sono facile terra di conquista per gli esterni avversari, e se Nagatomo almeno si impegna, pur con i suoi limiti, dall’altra parte Maicon è indisponente, quasi dannoso.
Un filtro decente da parte del centrocampo, di questi tempi, è pura utopia. Paradossalmente l’Inter subiva meno reti con Thiago Motta perno centrale, un dato che dev’essere attribuito alla mera casualità e agli avversari incrociati da Ranieri nella sua serie positiva. C’è decisamente qualcosa che non va: Zanetti e Cambiasso hanno necessità di rifiatare, non riescono più a coprire distanze troppo ampie e ad essere efficaci in entrambe le fasi. Palombo è ancora un pesce fuor d’acqua, il recupero di Guarin ancora lontano.
Insistiamo sul centrocampo, perché è evidente che si tratta del reparto cruciale. Se in difesa Ranieri dovrà lavorare sull’attenzione e la concentrazione, l’allenatore nerazzurro dovrà modificare radicalmente non solo la composizione, ma anche lo schieramento della sua linea mediana, se vuole proteggere la porta di Julio Cesar. E’ tempo di lasciar perdere gli esperimenti sull’esterno: Obi non è in grado di fornire sufficienti garanzie tattiche, ancor meno Wesley Sneijder schierato a sinistra. Un centrocampo compatto, terzini che si alternino nella spinta offensiva, reparti più vicini: ecco la medicina per un’Inter che, al momento, ha lasciato provare fin troppo ai suoi avversari la gioia del gol.
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