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Lo straordinario genio di Luis Suarez

Dell’architetto, così come fu soprannominato, Luis Suàrez aveva tutto. Precisione, stabilità, progetti da mandare avanti. La sua fortuna fu quella di poter contare su di un valido gruppo di collaboratori in grado di erigere quel grande palazzo noto con il nome “Grande Inter”.

Nonostante fosse gracile e piccolo, Luis, nato a La Coruna nel 1935, capisce da subito di dover investire in qualcosa diverso dallo studio e decide di dedicarsi intensamente al pallone, potendo contare su di un fisico che il padre gli stava piano piano costruendo, con le bistecche della macelleria di famiglia
Non ci volle molto per ritrovarsi dinanzi le immense potenzialità del ragazzo e uno dei primi fortunati ad accorgersene fu Alessandro Scopelli, responsabile del suo trasferimento al Deportivo La Coruna. Se pur straordinario, il ragazzo era ancora anagraficamente troppo piccolo per poter esordire nel massimo campionato e così la società lo “parcheggiò” al Fabril in attesa del compimento della maggiore età.

Nella Spagna del 1954 però, le cose non erano molto diverse da quelle che conosciamo oggi. Se c’era un club in grado di poter avocare a sé tutti i migliori talenti, era il Barcellona e per il giovanissimo Suàrez la storia andò proprio così.
Nel Barça, il ragazzino classe ’35 cresce all’ombra dell’insaziabile Kubala, vero e proprio divoratore di gol della squadra catalana. La fortuna di Luis stette nell’ascesa di Herrera, uomo – primo uomo- troppo sicuro di sé e delle sue potenzialità per permettere che la furia slovacca prendesse il sopravvento e così, tra i due, ad avere la peggio fu proprio il centrocampista-bomber. Poco male. Grazie alla caparbietà di Herrera, Suàrez riuscì a farsi vedere in tutta la sua straordinaria capacità. Si stava costruendo una leggenda del calcio.

Per il Mago tutto il destino del Barcellona è nelle mani di Luisito che non ci mette molto a conquistare una scettica stampa. Luis ha tutto: ha memoria, ha cervello, ha grazia, ha precisione. Ha la cosa più importante che possa essere chiesta ad un centrocampista: l’altruismo. Si sistema quindi nel ruolo di interno sinistro e da ogni pallone che passa per i suoi piedi ne esce un vero e proprio capolavoro. Nelle otto stagioni azulgrana, Suàrez conquista tutto: due scudetti, due Coppe di Spagna e due coppe delle Fiere. E nel 1960 il pallone d’oro lo consacra il primo dio spagnolo del calcio. Finora unico.

Di lì a poco, il Mago Herrera viene convocato dall’allora presidente Moratti per risanare le sorti di un’Inter troppo lontana dal successo meritato. Helenio ha un progetto e per potarlo a termine decide di convocare il suo Architetto, nella campagna di mercato è il primo sulla lista.
Un acquisto rimasto nella storia. Luis Suàrez costò all’Inter 25 milioni di pesetas, più o meno 300 milioni di lire. Una cifra pazzesca se si pensa al valore dell’epoca e soprattutto al fatto che il buon Angelo aveva acquistato la società con poco più di 100 milioni.

La spesa ripaga tutti. Ripaga lo scettico Moratti, ripaga Herrera non deluso nelle sue aspettative, ripaga i tifosi che avevano storto il naso alla cessione di Angelillo.
Luisito è semplicemente un genio. Calato nel nuovo ruolo di regista, non più di mezzala, lo spagnolo si adatta. Con Picchi in difesa e Suàrez in campo c’era solo bisogno di mettere la palla in rete. I piedi di Mazzola e di Jair erano praticamente telecomandati e obbligati al goal grazie all’incredibile precisione con cui Suarez era in grado di servirli.

Silenzioso, mai troppo esuberante, Suàrez lavora all’ombra. Un ragazzo agli antipodi del suo maestro e guida Helenio Herrera. Eppure cemento consolidante della Grande Inter. Il centrocampista porta con sé l’esperienza di vittorie su vittorie della squadra catalana, è un vera e propria guida spirituale per i suoi compagni, nel campo e fuori, e soprattutto prima di entrarvici: “Dai ragazzi, sveglia, noi siamo i più forti. Loro sono calciatori, come noi”, urlò a due intimoriti Mazzola e Facchetti prima della finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid.

I trionfi nerazzurri in quei 9 anni sono i suoi trionfi. Vince e fa vincere 3 scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Intercontinentali.
L’esperienza con l’Inter finis
ce nel 1970, quando al timone della società arriva un altro presidente, Fraiazzoli, deciso allo svecchiamento della rosa. Suàrez rimane in Italia e approda a Genova, alla Sampdoria dove rimane per 3 anni.

Messa da parte la carriera agonistica, Luisito approda come alla guida delle giovanili del Genoa, per poi fare ritorno all’Inter ad allenare la prima squadra nel 1974. I risultati da allenatore però, non sono gli stessi di quelli a cui era abituato il pubblico di San Siro, la squadra nerazzurra aveva troppi giovani in campo e Suàrez non riuscì a tenere i livelli che da lui ci si sarebbe aspettati tanto che la società decise di licenziarlo.

Un ultimo regalo Luis l’ha fatto all’Inter: come consulente per la campagna acquisti estera, Suarez riuscì a portare in Italia Javier Zanetti.
I tifosi nerazzurri non possono fare altro che ringraziarlo per tutto quello che è riuscito a dare all’Inter. Spinto dalla formidabile forza di Herrera, Suarez ha scritto una pagina importante della storia del calcio, italiano ed internazionale.

Per fare una grande Inter occorre un grandissimo centrocampista. E il più forte che c ‘è in circolazione è Luisito Suarez“, borbottò Herrera al momento del suo acquisto. Incommensurabile, incomparabile, inimitabile. Dell’architetto spagnolo sarà difficile dimenticarsi.

Scritto da il apr 29 2012 . Registrato sotto Flashback, News, Rubriche .

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