Raniereide
Era arrivato con addosso l’etichetta dell’aggiustatore. L’uomo adatto a ricostruire una squadra a pezzi, messa a dura prova dall’operato dell’infido Gasperini, per portarla lontano, via dalla follia distruttiva della difesa a 3. La persona giusta per blindare la porta di Julio Cesar, operare scelte semplici e dare un senso alla stagione nerazzurra. Per lui, senza dubbio, una grande opportunità: tornare subito nel calcio che conta e magari vincere – finalmente – qualche trofeo.
E, a quel punto, è iniziata la Raniereide. L’epopea dell’allenatore testaccino, arrivato per riportare serenità e semplicità, che ha finito per effettuare mosse ancor più cervellotiche del suo predecessore. Per anni è stato un degno avversario: probabilmente avremmo preferito ricordarlo così. Invece saremo costretti a rivederlo annaspare nel bel mezzo di un campionato francamente mediocre, in cui le cosiddette prime della classe, pur viaggiando con il freno a mano tirato, riescono a tenersi a distanza di sicurezza. Un campionato che altri condottieri avrebbero vinto in scioltezza, persino con questa rosa a disposizione.
Le sue attenuanti, il buon Ranieri, le ha, così come le aveva Gasperini. Voleva un esterno, almeno uno: invece gli hanno intasato il centrocampo, ora ricco di centrali, ben pochi di qualità. Gli hanno tolto Thiago Motta e lui ha accusato il colpo, ma da bravo allenatore aziendalista non si è lamentato più di tanto; e d’altronde, ci vorrebbe del bel coraggio per attribuire alla partenza di Thiago gli otto gol subiti in due partite.
Eppure, l’aveva quasi fatta ai suoi stessi tifosi. Con quei risultati, certo non esaltanti, e tuttavia ottenuti con impegno e sacrificio, la squadra era tornata in posizioni a lei più consone, dava l’impressione di poter vincere contro chiunque o per lo meno di poter dare battaglia. Ci eravamo dimenticati dei tanti fallimenti della carriera del mister, degli “zeru tituli”, del passato insomma. E forse dopo il derby, c’eravamo lasciati andare anche a una qual certa tracotanza, che gli dei dell’antica Grecia erano soliti punire, e che anche quelli del calcio non sembrano amare particolarmente.
Dopo il trionfo contro un Milan tutto apparenza e niente sostanza, ci eravamo detti che quest’uomo poteva essere il nostro nuovo condottiero: non spavaldo, né audace o brillante, ma pratico, concreto, tremendamente italiano. Era pura illusione. Come un novello Odisseo, il nostro tecnico ha cominciato a vagare per i mari, senza più trovare la via del ritorno; e la macabra disperazione di un uomo alla deriva è emersa dalle mosse scriteriate e ingiustificate degli ultimi tempi.
E’ tempo di ritrovare la bussola, per l’allenatore nerazzurro. La fine di questa storia, ricca di colpi di scena come ogni buon intreccio che si rispetti, è ancora lontana, eppure tremendamente vicina. Lungi dal rimpiangere i tempi di gasperiniana memoria, ci chiediamo, dubbiosi: a chi intitoleremo la prossima saga?
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