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Top 20: tu chiamale, se vuoi, Caporetto


Ancora sotto shock per le quattro sberle rimediate a Roma? Beh, sappiate che c’è di peggio e la nostra storia lo insegna. Per riderci su in questi giorni difficili, vi proponiamo la classifica delle peggiori delusioni per i tifosi interisti. Così, giusto per capire che non sempre si stava meglio quando si stava peggio…

20.Bologna-Inter 2-0, 1963/64: brutto affare quel campionato 63/64. L’Inter di Herrera campione d’Italia si trova infatti a battagliare contro il rampante Bologna guidato da Fuffo Bernardini. A un certo punto del torneo i rossoblu vengono penalizzati con l’accusa di doping e per i nerazzurri sembra fatta, ma i punti ricompaiono magicamente in vista della volata finale, scatenando le ire di Angelo Moratti. Al termine delle trentotto giornate le due squadre sono appaiate al primo posto e così, come da regolamento, va in scena il primo e unico spareggio per l’assegnazione del tricolore. Il match di Roma è però stregato, perché Bernardini piazza all’ala il terzino Capra imbrigliando così Facchetti, e i felsinei vincono 2-0 grazie ai gol di Fogli e Nielsen. Per Capitan Picchi e compagni l’odore di beffa e fortissimo, ma si consoleranno alzando al cielo di Vienna la prima Coppa Campioni. Non esattamente un contentino… Somatizzata.

19.Inter-Bayern Monaco 1-3, 1988/89: l’Inter del Trap in campionato domina in lungo e in largo e pure in Coppa Uefa procede a gonfie vele. Dopo aver eliminato il Braga e il Malmoe, i nerazzurri tirano fuori dal cilindro una grande prestazione anche a Monaco di Baviera, trionfando 2-0 a colpi di contropiede e ipotecando il passaggio del turno. La notte di Sant’Ambrogio a Milano ecco materializzarsi l’impronosticabile: è passata da poco la mezzora quando il roccioso Andreas Brehme si infortuna, lasciando i suoi temporaneamente il 10 ed ecco il patatrac, perché in quei sette minuti il Bayern ribalta completamente il discorso, trovando il bersaglio con Wohlfahrt, Augenthaler e Wegmann. Un autentico blackout, a cui prova a rimediare Serena, ma inutilmente: nella ripresa il portiere tedesco Aumann para l’impossibile e l’Inter esce mestamente di scena. Un ko che però si rivelerà utilissimo per risparmiare energie e conquistare lo scudetto numero 13, quello dei record. Provvidenziale.

18.Inter-Arsenal 1-5, 2003/04: all’andata fu una delle più belle notti europee dell’Inter, uno degli ultimi guizzi di Hector Cuper, capace di sbancare Highbury con un secco 0-3. Al ritorno sulla panchina dell’Inter sedeva Zaccheroni e le cose andarono parecchio diversamente. E dire che a fine primo tempo tutto procedeva per il meglio, con Vieri che aveva pareggiato la rete iniziale di Henry e l’Inter a un passo dalla qualificazione. Nella ripresa, ecco l’incubo materializzarsi, con i Gunners che passano nuovamente in vantaggio con il tamarrissimo Ljungberg, per poi amministrare e prendere il largo in Zona Cesarini, con gli attoniti tifosi nerazzurri che nel giro di una manciata di minuti videro andare a segno Henry, Edu e Pires per un clamoroso 5-1. Il risultato dell’andata era così stato ribaltato in un amen e il pareggio di Kiev quindici giorni dopo sancì l’eliminazione della squadra di Zac. Harakiri.

17.Inter-Alaves 0-2, 2000/01: la campagna europea quell’anno era iniziata come peggio non poteva, con l’eliminazione nel preliminare di Champions League ad opera dell’Helsingborg (partita che merita una posizione ben più alta in questa classifica). L’Inter retrocessa in Uefa passò agevolmente il turno contro il Ruch Chorzow e con qualche patema in più contro il Vitesse e l’Herta Berlino, pescando agli ottavi di finale i sorprendenti spagnoli dell’Alaves di Javi Moreno. All’andata in Spagna l’Inter pareggia 3-3 e i giochi sembrano fatti, ma due settimane dopo Jordi Cruijff, raccomandatissimo figlio del grande Johan, porta in vantaggio i suoi eliminando di fatto i nerazzurri, che subiranno il colpo del ko nel finale a opera di Tomic. Il pubblico di San Siro esplode tutta la sua rabbia per una stagione da dimenticare e si lascia andare a una contestazione che fa finire anzitempo la sfida. Esasperazione.

16.Ajax-Inter 2-0, 1971/72: trattasi del canto del cigno della Grande Inter. Dopo aver vinto uno spettacolare scudetto in rimonta ai danni del Milan l’anno prima, i nerazzurri guidati da Invernizzi giungono tra mille peripezie (non ultima la lattina di Mönchengladbach) alla finale di Coppa Campioni in programma a Rotterdam. Ad attenderli però c’è la squadra più forte del mondo, l’Ajax del Calcio Totale. Mazzola e compagni durano un tempo, prima di arrendersi alle prodezze del Papero d’Oro, al secolo Johan Cruijff, che sigla una doppietta e regala ai Lancieri l’ennesimo trionfo, scrivendo la parola fine sulla grande epopea nerazzurra. Nessuno può saperlo, ma per tornare a giocarsi in finale la coppa dalle grandi orecchie i tifosi interisti dovranno aspettare quarant’anni. Sunset Boulevard.

15.Real Madrid-Inter, 1984/85 e 1985/86: storia di una doppia debacle. E storia di un nome che per i supporter interisti ha le sembianze di Freddy Kruger: Carlos Santillana, di professione attaccante delle Merengues. Già nell’81 e nell’83 ci aveva pensato lui a eliminare i nerazzurri dalla Coppa Campioni e dalla Coppa delle Coppe, ma nel giro di due stagioni riesce a fare addirittura peggio. Semifinale di Coppa Uefa 1985: a San Siro l’Inter vince 2-0 grazie a Brady e Altobelli e pensa di essere al sicuro; ha ragione però lo spagnolo Juanito a dire che “90 minuti al Bernabeu sono molto lunghi” e infatti al ritorno Santillana ne piazza due e insieme a Michel sancisce il passaggio del turno della Casa Blanca. Anno dopo, ancora Coppa Uefa: con due gol di Tardelli e una super prestazione di Cucchi l’Inter vince 3-1 e stavolta sembra fatta davvero: ancora sbagliato, perché a Madrid finisce 5-1 dopo i tempi supplementari e a siglare le reti decisive è sempre il nostro acerrimo nemico. Beffa reiterata.

14.Inter-Boavista 0-0, 1991/92: “L’Inter eliminata? Più facile che crolli il Duomo” sentenziò un altezzoso Orrico dopo aver perso 2-1 in Portogallo il match inaugurale di quella Coppa Uefa. Già, perché quella modesta squadra lusitana sembrava spacciata per il ritorno a San Siro, contro un’Inter certamente capace di farne un sol boccone. Novanta minuti di assedio non bastarono: i nerazzurri si divorarono di tutto e lo 0-0 finale sancì la loro prematura eliminazione, preludio di un’annata pessima. In compenso, se la memoria non ci inganna, la Madonnina è ancora al suo posto… Tracotanza.

13.Inter-Malmoe 1-1, 1989/90: l’Inter faceva il suo ritorno in Coppa Campioni dopo nove lunghi anni e come primo ostacolo da superare c’erano gli sconosciuti svedesi del Malmoe: sulla carta una formalità. In Svezia però ci pensa Lindman a spezzare l’incantesimo e a complicare i pani dell’Inter del Trap. Quando però a Milano dopo un lungo assedio Aldo Serena sblocca il risultato, il peggio sembra passato. E invece la beffa è dietro l’angolo, perché a nove minuti dalla fine un colpo di testa di Enqvist batte Zenga e gela i nerazzurri. Per l’Inter la nuova avventura è già finita e bisognerà aspettare altri nove anni per viverne un’altra. Raggelante.

12.Villareal-Inter 1-0, 2005/06: altra rivelazione spagnola e altra Caporetto conclamata. L’esperienza dell’Alaves evidentemente era servita a poco, se è vero che al momento del sorteggio dei quarti di finale di Champions League a Nyon furono in parecchi a esultare per l’accoppiamento con il Villareal, squadretta semiconosciuta della Costa Brava, all’esordio assoluto nella massima competizione europea. A Milano il doppio confronto si aprì con un gol di Forlan (proprio quel signore biondo che oggi dice in giro di giocare con noi…), ma Adriano e Martins ribaltarono in fretta il match. In Spagna però nella tana del Submarino Amarillo va in scena l’ennesimo psicodramma a tinte nerazzurre. I nostri giocatori appaiono spenti e inermi, non costruiscono la benché minima azione d’attacco e il faro del centrocampo Veron passa il suo tempo a litigare con Sorin, suo nemico giurato in Nazionale. Così la doccia fredda arriva con chirurgica precisione, quando il terzino Arruabarrena salta di testa indisturbato davanti a un Toldo uscito a farfalle e sigla la rete che manda a casa con disonore i nerazzurri, che anziché reagire preferiscono dedicarsi alla caccia all’uomo. Corrida.

11.Inter-Schalke 04 2-5, 2010/11: siamo alla storia recente, anzi recentissima. L’Inter di Leonardo, campione d’Europa in carica, ha appena eliminato il Bayern con una rimonta storica. Ad attenderla ai quarti c’è lo Schalke 04, squadra allo sbando in campionato, e i tifosi assaporano un’altra semifinale. La serata di San Siro inizia alla grande, con un eurogol di Stankovic da metà campo, ma la difesa interista decide di prendersi una serata di ferie, lascia pareggiare Matip e poi Edu dopo che Milito aveva siglato il nuovo vantaggio. Nella ripresa la resa incondizionata: prima è il sempiterno Raul a trovare il bersaglio, poi una goffa autorete di Ranocchia e un altro gol di Edu completano la frittata. Finisce 5-2 e la sfida di ritorno diventa pura passerella, malgrado le (improbabili) speranze dei tifosi e le dichiarazioni belligeranti dei giocatori alla vigilia. L’Inter dice addio alla Champions League, tra gli sberleffi altrui. Figuraccia.

10.Inter-Schalke 04 2-4 d.c.r., 1996/97: eppure l’anno scorso quel nome doveva dirci qualcosa. La squadra della Rhur infatti ci aveva già riservato una delusione ben più cocente, come potrebbe esserlo solo una finale persa in casa. È il 1997 e sulla panchina dell’Inter siede Mister Roy Hodgson: dopo Guingamp, Casino Graz, Boavista, Anderlecht e Monaco, il peggio in Coppa Uefa sembra passato e i nerazzurri si apprestano la doppia finale da favoriti assoluti, contro, per l’appunto, lo Schalke 04. In Germania i tedeschi fanno però saltare il banco con un tiraccio del belga Wilmots. Poco male pensano tutti: l’Inter alzerà comunque la coppa davanti ai suoi tifosi. Tutto sbagliato invece: per 84 minuti si va sbattere contro un muro, poi ci pensa Zamorano a gonfiare la rete e a mandare tutti ai supplementari. Nell’aria però c’è solo nervosismo, se è vero che pure Zanetti, sostituito poco prima dei rigori, manderà platealmente a quel paese l’allenatore. Dal dischetto si consuma il dramma: Zamorano si fa ipnotizzare da Lehmann, Winter ciabatta fuori e la Uefa va in Germania. Tragedia.

9.Inter-Helsingborg 0-0, 2000/01: dopo aver avuto davvero carta bianca, Lippi non aveva più alibi. Al suo secondo anno in nerazzurro la strada verso il successo non poteva che essere spianata. Figurarsi se una squadra svedese al preliminare di Champions League poteva subito interrompere la marcia. In Svezia però l’Inter sembra ancora in vacanza, viene chiusa all’angolo e capitola a dieci minuti dalla fine, per mano del Carneade Hansson. Tutti tranquilli, c’è ancora il ritorno: nella calura agostana di Milano però gli svedesoni coraggiosi non mollano, resistono all’assedio anche con un bel po’ di fortuna e sembrano riuscire a sfangarla. Al novantesimo però ecco la svolta: l’arbitro decreta un rigore per i nerazzurri, dal dischetto si presenta Recoba che però calcia in maniera goffa e prevedibile. Andersson sventa e per l’Inter è notte fonda. Da voltastomaco.

8.Inter-Lugano 0-1, 1995-96: se l’Helsingborg sembrava una facile preda, figurarsi il Lugano. Poteva una squadra di dilettanti svizzeri, che certi palcoscenici potevano averli visti solo in tv, impensierire una squadra come l’Inter? Non scherziamo. E così la sfida di andata nel Canton Ticino sembrava più che altro un’allegra gita fuori porta. A stoppare la fest ci pensa un certo Carrasco, che pareggia il gol iniziale di Roberto Carlos. Il pareggio sembrava già una beffa, ma a Milano accade l’impensabile: mancano cinque minuti e il punteggio è ancora inchiodato sullo 0-0, che qualificherebbe i nerazzurri con poco onore, quando Carrasco, ancora lui, butta in area una punizione dalla sinistra una palla innocua che nessuno tocca, sorprendendo Pagliuca. Sembra incredibile, ma Davide ha battuto Golia. Corea.

7.Inter-Milan 0-3 a tav., 2004/05: a due anni dal primo tristissimo derby di Champions League, ecco il bis. All’andata, malgrado una gara a tratti dominata dall’Inter, a vincere è il Milan con le reti di Stam e Shevchenko. Al ritorno serve un’impresa, che diventa ancora più dura quando l’ucraino colpisce ancora alla mezzora. Nella ripresa l’Inter attacca e trova il bersaglio con Cambiasso, per quella che sembra solo una consolazione, ma l’arbitro Merk inspiegabilmente annulla: è allora che si scatena la rabbia della Curva Nord, che infuriata con la società per l’ennesima delusione inizia a gettare fumogeni in campo. Quando uno di questi centra in pieno Dida, il direttore di gara sospende la gara. Ci penserà l’Uefa a decretare la vittoria a tavolino per i rossoneri. Sull’orlo di una crisi di nervi.

6.Milan-Inter 3-2, 2003/04: la delusione degli ultimi terrificanti derby ha lasciato il segno, ma questa sembra la volta buona: a fine primo tempo l’Inter vince 2-0 grazie a due gol beffardi di Stankovic e Cristiano Zanetti, che tanto sarebbero piaciuti all’Avvocato Prisco. Tutto sembra andare per il meglio, ma nel giro di un minuto cambia tutto: prima accorcia Tomasson, poi pareggia Kakà e quando manca mezzora il discorso è riaperto. Il Milan attacca, l’Inter ha paura, ma a pochi minuti dalla fine il pareggio sembra cosa fatta. E invece all’ottantaseiesimo Seedorf pesca l’incrocio da distanza siderale e la beffa degli odiati cugini è completata. Roba da prendersi un coccolone. Remuntada.

5.Celtic-Inter 2-1, 1966/67: quarta finale di Coppa Campioni in cinque anni per la Grande Inter di Herrera, prima anche in campionato e in corsa pure per la Coppa Italia, per un Triplete ante litteram. A Lisbona è in programma la sfida con gli scozzesi del Celtic allenati da Jock Stein. I nerazzurri arrivano a giocarsi tutto con il fiatone, vanno in vantaggio con Mazzola su rigore, ma la fatica e il sole li fa squagliare come neve. I biancoverdi prendono così campo, corrono come indemoniati e sottopongono la porta interista a un continuo assedio: prima arriva il pareggio con Gemmel, poi è Chalmers a siglare il gol vittoria nel finale. Finisce 2-1 ed è l’inizio della fine. Catastrofe.

4.Mantova-Inter 1-0, 1966/67: è vero, perdere una Champions League è peggio che un campionato, ma vuoi mettere quando lo scudetto ti sfugge di mano dopo 37 giornate al comando e una Coppa Campioni appena persa? Tre giorni dopo la sconfitta con il Celtic infatti, l’Inter si gioca il campionato a Mantova, con le batterie ormai prossime allo zero. Gli eroi, dopo tante battaglie, sono stanchi e nelle orecchie di tutti rimbomba il grido di dolore di Capitan Picchi, che da tempo sostiene: “Perderemo tutto”. Per difendersi dagli attacchi della Juventus basterebbe un pareggio e invece a inizio ripresa arriva il crollo: l’ex Di Giacomo infatti uccella clamorosamente Sarti con un tiro cross e lo scudetto compare così sulle maglie della Vecchia Signora. Ma non è ancora finita, perché una settimana dopo l’Inter perderà pure la Coppa Italia, sconfitta dal Padova, e rimane a bocca asciutta. Sciagura.

3.Inter-Milan 1-1, 2002/03: quando un derby può valere una finale di Champions League. Attesa spasmodica per settimane, rivalità mai sopite che tornano di moda, parenti e amici che si tolgono il saluto. Poi è il campo a parlare: 0-0 all’andata, così tutto si decide al ritorno. Shevchenko trova il bersaglio a fine primo tempo e sembra finita, poi il giovanissimo Martins pareggia nel finale. In una bolgia assordante l’Inter spinge e cerca il trionfo, ma la conclusione di Kallon viene salvata dalla coscia di Abbiati. Per la regola dei gol in trasferta, a Manchester vanno i cuginastri. Atrocità.

2.Inter-Milan 0-6, 2000/01: dopo il ko con l’Helsingborg e quello con l’Alaves, i tifosi nerazzurri credevano per quell’anno di aver già dato. E invece no, perché la notte dell’11 maggio va in scena il derby che nessuno vorrebbe vedere. Bastano tre minuti per capire che non è aria, quando un Signor Nessuno come Comandino va a segno e apre le danze. È l’inizio di una serata da incubo: ancora Comandini, Giunti, due volte Shevchenko e Serginho danno contorni tennistici alla sconfitta dell’Inter, uno 0-6 difficilmente cancellabile. Non ci potrebbe essere nulla di peggio di così, se non fosse per la partita che stiamo per raccontare… Calamità.

1.Lazio–Inter 4-2, 2001/02: per ricordare un evento a volte basta solo una data. E quando un tifoso interista sente le parole “cinque” e “maggio” immediatamente pensa a quanto può essere beffardo il destino, quante brutte sorprese la vita può riservare nel momento meno opportuno. Uno stadio pieno, una folla in festa, uno scudetto atteso tredici anni che sta finalmente divenire realtà. Poi l’indemoniato Poborsky, lo screanzato Gresko, il piagnucolante Ronaldo e un Moratti in tribuna in versione statua di sale: istantanee di un incubo sempre vivo nelle nostre teste, che solo Calciopoli ha provato a spiegare e a cancellare. Nightmare before holiday.

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Scritto da il feb 8 2012. Registrato sotto Agorà, News, Rubriche.

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